TAR L'Aquila

(“OPERA REALIZZATA RISPETTANDO LA CONCESSIONE E SANZIONE AMMINISTRATRIVA”) TAR L’AQUILA, SENTENZA N. 482 DEL 9 AGOSTO 2016. EST. DR. M. ABBRUZZESE.

L’opera realizzata rispettando la concessione edilizia, ma in contrasto con la norma urbanistica, non può essere oggetto di sanzione amministrativa in quanto la concessione stessa funge da titolo legittimante e la licenza edilizia illegittima può essere solo oggetto di annullamento e non di sanzione amministrativa, la quale riguarda opere edilizie eseguite senza concessione o in contrasto con la concessione.

N. 00482/2016 REG.PROV.COLL.

N. 00402/2010 REG.RIC.

Stemma_Italia

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’ Abruzzo

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 402 del 2010, proposto da:
***omissis***, rappresentato e difeso dagli avvocati Lucio Di Giovanni, Gabriele Silvetti (C.F. SLVGRL66A08G482X), con domicilio eletto presso l’avv. Francesco Camerini in L’Aquila, via Garibaldi, 62;

contro

Comune di Silvi in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’avvocato Carlo Scarpantoni (C.F. SCRCRL47A13C901N), con domicilio eletto presso avv. Eleonora Gentileschi in L’Aquila, via Marsicana, 53 – Civita di Bagno;

per l’annullamento

DEL PROVVEDIMENTO N.0022085 DEL 19 MAGGIO 2010 IL QUALE SI INGIUNGE IL PAGAMENTO DELLA SOMMA DI EURO 250.000,00 NEL TERMINE DI SESSANTA GIORNI DALLA DATA DI RICEVIMENTO DEL PROVVEDIMENTO MEDESIMO.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Comune di Silvi in Persona del Sindaco P.T.;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 13 luglio 2016 la dott.ssa Maria Abbruzzese e uditi, per le parti, l’avv. Tommaso Marchese, su delega dell’avv. Gabriele Silvetti, per la parte ricorrente, l’avv. Luca Scarpantoni, su delega orale dell’avv. Carlo Scarpantoni, per il Comune resistente;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

Con il ricorso in epigrafe, ***omissis*** ha impugnato il provvedimento meglio sopra individuato con il quale il Comune di Silvi ha inteso sanzionare opere pretesamente realizzate in difformità della concessione edilizia rilasciata e non passibili di demolizione senza pregiudizio della parte eseguita in conformità, quantificando detta sanzione nell’importo di euro 250.000, 00.
Il ricorrente esponeva in fatto che la società Costruzioni Sorgentone s.a.s. di Sorgentone L. & C. aveva ottenuto dal Comune di Silvi una concessione edilizia per la realizzazione di un fabbricato residenziale da realizzare in Silvi alla via Bindi (n.4427 del 13 Maggio 1995), conformemente al progetto presentato; in data 18 novembre 1997, la società chiedeva l’approvazione di una variante con riferimento ad alcune difformità realizzate in corso d’opera, nessuna delle quali attinenti alla parte di costruzione definita come “corpo garage”; le varianti venivano, in effetti, successivamente sanate con provvedimento del 13 ottobre 1998; il provvedimento di sanatoria escludeva espressamente il “corpo garage”, per il quale, tuttavia, la società non aveva mai chiesto la sanatoria in quanto conforme agli atti progettuali e alla concessione edilizia n.4427/1995; la sanzione impugnata ha riguardo appunto all’erezione del “corpo garage” annesso alla costruzione residenziale assentita con la c.e. n.4427/1995, sul presupposto che detta parte del fabbricato fosse stata edificata in violazione della normativa urbanistica e non fosse demolibile senza danno per la restante porzione legittimamente realizzata.
Da qui il ricorso che deduce: 1) Difetto di legittimazione passiva in capo al ricorrente ingiunto, violazione e falsa applicazione degli artt. 29 e 34 del D.P.R. n.380/2001 e di ogni norma e principio in materia di imputazione soggettiva in tema di responsabilità connesse alla realizzazione di opere difformi rispetto al titolo concessorio, ovvero alla normativa urbanistica ed edilizia: eccesso di potere per manifesta irragionevolezza e sviamento: titolare della concessione edilizia è la società Costruzioni Sorgentone s.a.s. di Sorgentone L. & C., corrente in Silvi, onde la sanzione notificata al ricorrente, che è solo socio accomandatario e, quindi, legale rappresentante della società, è illegittima; 2) Violazione e falsa applicazione degli artt. 34 e 36 del D.P.R. n.380/2001 e di ogni norma e principio in materia di violazioni edilizie per difformità rispetto al permesso di costruire, eccesso di potere per errore sui presupposti, sviamento della causa tipica, errore manifesto circa circostanze di fatto. Violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della L. n.241/1990, eccesso di potere per contraddittorietà della motivazione. Eccesso di potere per insufficienza della motivazione rispetto alla mancata ponderazione dei contrapposti interessi: la concessione edilizia, in virtù della quale sono state realizzate l’opera e la parte di essa ritenuta difforme, non è mai stata annullata o revocata; né rileva che la porzione di fabbricato contestata sia stata definita insanabile, giacché nulla vi era da sanare in ragione della detta conformità al titolo edilizio; la stessa Amministrazione ammette che il vizio inficia la stessa concessione, ma contraddittoriamente sanziona l’attività; del resto la sanzione è stata comminata, erroneamente, ai sensi dell’art. 34 del DRP n.380/2001, ossia assumendo che l’intervento fosse stato realizzato in parziale difformità dal permesso di costruire.
Concludeva per l’accoglimento del ricorso e dell’istanza cautelare.
Si costituiva il Comune di Silvi sostenendo la piena legittimità del provvedimento impugnato in ragione delle circostanze, di fatto e di diritto, esplicitate nello stesso; la contestata difformità parziale, peraltro, sarebbe del tutto compatibile con la permanenza del titolo edilizio.
Il TAR adito, con Ordinanza n. 309/2010, accoglieva la proposta istanza cautelare di sospensione dell’atto impugnato.
Le parti depositavano memorie illustrative e documentazione.
All’esito della pubblica udienza del 13 luglio 2016, il Collegio riservava la decisione in camera di consiglio.

DIRITTO

Il ricorso all’esame intende contestare la sanzione pecuniaria contestata all’odierno ricorrente con riferimento ad opere pretesamente realizzate in difformità dal titolo edilizio a suo tempo rilasciato e non rimovibili senza pregiudizio per la parte legittimamente realizzata.
Le opere contestate consistono in un “corpo garage” annesso al fabbricato residenziale realizzato; detto “corpo garage” sarebbe non totalmente interrato, come consentito dagli strumenti urbanistici, ma in parte emergente dal suolo, in violazione dei detti strumenti.
Con il primo motivo, il ricorrente lamenta che la sanzione sia stata a lui notificata in proprio e non quale legale rappresentante e socio accomandatario della società a cui è stato rilasciato il titolo edilizio e che ha eseguito i lavori.
Il motivo è infondato.
L’attività svolta della società in accomandita semplice è invero direttamente riconducibile al ricorrente, socio accomandatario e suo legale rappresentante, non rilevando pertanto la mancata indicazione della qualità per cui la sanzione è stata direttamente notificata al ricorrente, in ragione della confusione patrimoniale tra il soggetto illimitatamente responsabile e la società medesima (cfr. TAR Campania, Napoli, n.927/2015).
Con il secondo motivo, il ricorrente deduce che la sanzione sia stata comminata sul presupposto della parziale difformità dal permesso di costruire (ex art.43 T.U. edilizia), stante l’applicazione del secondo comma della disposizione indicata (“quando la demolizione non può avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità il dirigente o il responsabile dell’ufficio applica una sanzione pari al doppio del costo di produzione … della parte dell’opera realizzata in difformità dal permesso di costruire, se ad uso residenziale, e pari al doppio del valore venale, determinato a cura della agenzia del territorio, per le opere adibite ad usi diversi da quello residenziale”).
Tale presupposto, secondo la prospettazione di parte ricorrente, sarebbe del tutto erroneo, posto che l’edificazione è avvenuta in puntuale aderenza del tiolo rilasciato.
Il motivo è fondato.
Il sistema disegnato dal T.U. Edilizia consente la comminazione di sanzioni, ripristinatorie e/o pecuniarie avuto riguardo ad opere edilizie che siano state realizzate in contrasto con la disciplina urbanistico-edilizia ovvero, ove l’attività sia stata permessa all’esito di procedimento, concessorio e/o autorizzatorio, ove le opere non siano rispettose di quanto prescritto nel titolo, che funge, pertanto, da parametro – interposto – di conformità dell’opera.
Il caso di specie è caratterizzato appunto dalla circostanza, peraltro chiaramente denunciata dal ricorrente, della perfetta aderenza dell’opera (limitatamente alla parte di fabbricato oggetto della sanzione, ossia il c.d. “corpo garage”), con quanto previsto nel titolo edilizio a suo tempo dal Comune rilasciato (c.e. n.4427/1995).
Né rileva che il titolo sia stato rilasciato sulla base di una non completa, o addirittura inesatta o fuorviante, rappresentazione dei luoghi, come sostanzialmente dedotto da parte resistente, giacché il titolo abilitativo si forma e si consolida sulla base di quanto in esso (e nei suoi allegati, grafici e progettuali) previsto.
Del resto, com’è noto, la falsa o inesatta rappresentazione dello stato di luoghi in base al quale un soggetto chieda di effettuare (e, in concreto, effettui) un intervento di trasformazione del territorio, ben legittima la P.A. a far venire meno, mediante autotutela, il titolo così illegittimamente formato, ma non consente affatto di ritenere tamquam non esset il titolo comunque formato e tuttora consolidato in capo al beneficiario.
Ciò che il Comune ha inteso, invero tardivamente, contestare è in effetti non già la conformità del realizzato al titolo (nel che effettivamente sarebbe possibile rinvenire la “difformità”), ma la non corrispondenza degli elaborati grafici, allegati e parte integrante del titolo, con lo stato dei luoghi.
Quanto precede risulta ben evidente dal tenore del provvedimento impugnato, come testualmente riportato: “Considerato che tutti gli accertamenti tecnici, effettuati dai tecnici istruttori del comune di Silvi hanno ampiamente dimostrato che la pendenza del terreno non era conforme a quella rappresentata negli atti, considerato che tali accertamenti ad oggi risultano irripetibili e non contestabili e che di fatto non sono mai stati contestati dalla ditta indagata, è ovvio considerare che la concessione edilizia aveva degli angoli oscuri, non pienamente esaminati dalla commissione edilizia del tempo e dal tecnico istruttore, che non ha richiesto con precisione elaborati grafici più esaustivi, atti a rappresentare la situazione di fatto del piano di campagna del terreno. Gli accertamenti tecnici hanno rilevato la difformità di quanto rappresentato negli elaborati grafici con quanto effettivamente realizzato in loco, ma quasi mai emersi nei procedimenti giuridici sia di tipo civile che penale, infatti la sentenza del giudice dott.sa Di Fine sembra trascurare che la sanatoria rilasciata nel 2001 escludeva il corpo garage che rimaneva nel limbo amministrativo di un fantomatico procedimento di demolizione d’ufficio supportato da un’ordinanza di demolizione non più valida ai sensi della legge n.241/90 e s.m.i. in quanto provvedimento di fatto superato da altro provvedimento di riesame”.
In sostanza, si evince dallo stesso provvedimento impugnato (diversamente da come prospettato nella memoria di costituzione del Comune di Silvi; cfr. memoria 8 settembre 2010, pag. 7-8) che l’edificazione sarebbe del tutto conforme agli atti del procedimento concessorio, e sono questi ultimi a non essere rispondenti, per imprecisioni, carenze istruttorie o false rappresentazioni, al reale stato dei luoghi esistente all’epoca della edificazione e, peraltro, non più ricostruibile ex post.
Sul piano giuridico, soccorre allora la giurisprudenza formatasi in fattispecie analoga, secondo cui “l’opera realizzata rispettando la concessione edilizia, ma in contrasto con la norma urbanistica, non può essere oggetto di sanzione amministrativa in quanto la concessione stessa funge da titolo legittimante e la licenza edilizia illegittima può essere solo oggetto di annullamento e non di sanzione amministrativa, la quale riguarda opere edilizie eseguite senza concessione o in contrasto con la concessione” (cfr. TAR Lombardia, Brescia, n.842/2002) ed “è illegittima l’ordinanza con cui il Comune, senza previamente annullare la licenza edilizia, ha irrogato una sanzione pecuniaria al proprietario di un edificio, realizzato in conformità a detto titolo e all’atto d’obbligo gravante sul terreno, sebbene con fondamenta inadeguate al rilascio del titolo previsto in quella zona del piano particolareggiato” (cfr. Cons. di Stato, n. 1113/1995).
L’erronea (o anche solo imprecisa o inidonea) rappresentazione dello stato di fatto come contenuta negli elaborati progettuali costituisce, invero, un vizio del progetto e del correlativo permesso di costruire; ma fino a quando questo vizio non venga rimosso nella forme appropriate, mediante annullamento del permesso di costruire, nell’esercizio – ove ne ricorrano i presupposti – del potere di autotutela, non può essere valorizzata la situazione preesistente al rilascio del titolo per argomentare la non conformità urbanistica dell’edificato, dovendo il raffronto essere condotto, ai fini della sanatoria delle opere abusive sotto il profilo tanto urbanistico quanto paesaggistico, non con riferimento alla situazione originaria del fabbricato o del suolo inedificato, ma con riferimento al progetto assentito (cfr. TAR Lombardia, Milano, n.129/2010).
Le considerazioni che precedono consentono di accogliere il ricorso, stante l’illegittimità del provvedimento impugnato.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano nell’importo in dispositivo fissato.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo – L’AQUILA, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla l’atto impugnato.
Condanna il Comune di Silvi al pagamento delle spese di giudizio in favore del ricorrente, che si liquidano in complessivi euro 2.000,00 (duemila/00), oltre accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in L’Aquila nella camera di consiglio del giorno 13 luglio 2016 con l’intervento dei magistrati:

Antonio Amicuzzi, Presidente
Maria Abbruzzese, Consigliere, Estensore
Lucia Gizzi, Primo Referendario

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
Maria Abbruzzese Antonio Amicuzzi

IL SEGRETARIO